MEDITAZIONE

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Forse non tutti sanno da dove deriva la parola "meditazione"... Il verbo latino meditari altro non è che la forma intensiva di mederi (curare, aiutare, riflettere), verbo che affonda le sue radici nel serbatoio linguistico indoeuropeo e da cui sono derivate anche le parole “medico” e “medicina”.

Meditare significa ristabilire il contatto con il proprio Sé profondo, prendendo le distanze dalle proprie emozioni, gli affanni e i condizionamenti che turbano la vita quotidiana.
La meditazione, più che una semplice disciplina, è dunque un’esigenza spirituale profonda che accomuna gli uomini di tutte le epoche e di tutti i paesi: praticata correttamente e con regolarità, favorisce il rilassamento psicofisico, il raggiungimento della stabilità emotiva e dell’armonia interiore, l’espansione della coscienza e l’aumento della concentrazione.

In realtà la meditazione è una pura condizione esistenziale, un processo naturale, una pratica universale disinteressata che eleva lo spirito dell’uomo e non s’identifica con nessuna delle religioni storiche e con nessuna forma di terapia.

"Meditare non significa concentrarsi; nella concentrazione c'è qualcuno che si concentra e un oggetto su cui concentrarsi. Si crea una dualità... 
L’arte di vivere inizia con la meditazione. E per meditazione intendo il silenzio della mente, il silenzio del cuore, il raggiungimento del centro essenziale del tuo essere e il ritrovamento del tesoro che è la tua realtà”  (Osho)

La meditazione è un semplice tornare a casa, un volgersi all'interno, un tornare a sé stessi.

Le meditazioni sono varie e con diversi approcci, ecco alcuni esempi:
  • Meditazioni Attive, concepite appositamente per le esigenze dell'uomo moderno dal Maestro Osho; 
  • Meditazioni Statiche, come la più conosciuta Vipassana - la meditazione basata prevalentemente sull'osservazione del respiro che fece illuminare il Buddha (Siddharta) - e altre ancora di origine Tibetana, di origine Sufi ed Essena.
Meditazione Attiva:
"Se vuoi vivere una vita più piena, devi prima conoscere le tue potenzialità, scoprire chi sei veramente. 
La meditazione è la strada che ti porta a questa conoscenza.
È la scienza della consapevolezza."  (Osho)

La bellezza della scienza dell'interiorità è che permette a chiunque lo desideri, di sperimentare ed esplorare la sua interiorità, per proprio conto. In questo modo si elimina la dipendenza da un'autorità esterna, il bisogno di essere affiliati a qualche organizzazione e l'obbligo di accettare una certa ideologia. Quando hai compreso quali sono i passi da compiere, puoi camminare a modo tuo, a seconda di quella che è la tua individualità. 

Molte tecniche meditative richiedono di rimanere seduti immobili e in silenzio. Per la maggior parte di noi, però, lo stress accumulato nel nostro sistema corpo-mente rende difficile farlo. Prima di poter entrare in contatto con la nostra centrale energetica di consapevolezza, abbiamo bisogno di rilasciare le tensioni. 
Per questo sono state create le “Meditazioni Attive”, per permetterci di sperimentare e di esprimere consapevolmente le emozioni represse, e per imparare a osservare in modo nuovo quelli che sono i nostri schemi abituali.
È un dato di fatto che noi uomini moderni viviamo in maniera troppo frenetica e non è quindi per noi così semplice e naturale stare seduti immobili ed “entrare” in meditazione. Queste tecniche rivoluzionarie riconoscono la nostra frenesia e, grazie al movimento, ci aiutano ad approcciare alla meditazione in maniera più idonea al nostro ritmo, senza sensazioni o pensieri di inadeguatezza. Tutto ciò per darci l'opportunità di rilassarci e lasciarci andare a noi stessi e a quello che ci circonda, contattando il nostro vero Essere.

Vipassana:
"Ricorda, non devi aspettarti nulla di speciale. Non esiste successo ne fallimento, ne vi sarà progresso. Non c'è nulla da capire o da analizzare, ma possono insorgere intuizioni di qualunque tipo. Le domande e i problemi possono essere visti come misteri con cui divertirsi." (Osho)

La Meditazione Vipassana è basata sul respiro: impariamo a diventare consapevoli del respiro, ma non è come il Pranayama dello Yoga, dove tu intervieni per controllare il respiro, non è la stessa cosa. Non alteri affatto il respiro ma lasci spazio al suo fluire naturale, alla sua naturalezza. Lo segui quando esce e lo segui quando entra. Quando il respiro entra, la pancia inizia ad espandersi, e quando esce, la pancia di nuovo si svuota. Quindi diventiamo consapevoli della pancia, del suo espandersi e ritrarsi.
La semplice consapevolezza della pancia che si espande e si svuota; la pancia è molto vicina alla sorgente della vita, è lì che il bambino è unito alla vita della madre, attraverso l'ombelico.
Nell'ombelico c'è la sua sorgente vitale. Di conseguenza, quando la pancia si espande, è in realtà l'energia vitale, la sorgente della vita, che si espande e che si ritrae con ogni respiro.

Poi diventiamo consapevoli del respiro nel suo punto di ingresso, nel punto in cui il respiro entra nel corpo tramite le narici.
Sentiremo il respiro in quel punto, nel naso, l'altra polarità rispetto alla pancia. Il respiro entrando porta una sensazione di freschezza nelle narici.

Al termine di una sessione di Vipassana, secondo la visione di Osho, si può  praticare la "Camminata Zen" ovvero un modo di camminare molto lento. Questo per renderci consapevoli dei movimenti del nostro corpo e dello spazio intorno a noi.

foto presa dal sito obcon.org

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